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Archive for agosto 2009

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Non c’è felicità per chi non viaggia, Rohita!

A forza di stare nella società degli uomini,

Anche il migliore di loro si perde.

Mettiti in viaggio.

I piedi del viandante diventano fiori,

La sua anima cresce e dà frutti

E i suoi vizi son lavati via dalla fatica del viaggiare.

La sorte di chi sta fermo non si muove,

Dorme quando quello è nel sonno

E si alza quando quello si desta.

Allora vai, viaggi, Rohita!

Un altro giro di giostra – Tiziano Terzani

Passo dei Brahmana, antichi testi sacri dell’India

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C’è, però, che tra quei palazzoni e quel grigiume ci sei nata…

C’è che anche se dici che non ti piace quando ci arrivi dopo un viaggio sorridi e dici “casa”.

Autocitazione.

Ci pensavo ieri mentre rientravo a Milano dopo una massacrante trasferta lavorativa. Felice di rientrarvi. Felice che ci fosse qualcuno ad aspettarmi. Punto.

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Egadi viste da Erice

Sono quasi due settimane che sono a casa e ancora non me ne sono resa conto. Un po’ la permanenza in ufficio mi ha fatto venire il dubbio che le vacanze fossero finite, ma sarà che a Milano non c’è ancora praticamente nessuno, sarà che i miei non ci sono e non ho passato praticamente una notte a casa mia… Beh, praticamente era come se non fosse ancora finito niente.

E invece è già finito tutto. Non sono ancora riuscita  a mettere un foto su flickr e nemmeno a raccontare un po’ delle mie vacanze, perché sarebbe come ammettere che è di nuovo ora di ricominciare.

Lo so, sono patetica. Non si può passare la vita in giro per il mondo a vagabondare… Ma è proprio quello che voglio fare! Ogni volta che torno da un viaggio, a prescindere dalla meta, qualcosa in me si ribella.

Rivedere le stesse facce, sentire di nuovo l’odore di Milano, dover constatare che la routine ha preso di nuovo il sopravvento, mi deprime.

E’ un discorso infantile, lo so. Ho tot, ma vorrei sempre di più; faccio una cosa è già mi annoia… Ma chissà cosa vado cercando?

Qualcuno una volta mi aveva detto: “L’uomo è tagliato per l’infinito ed è sempre alla ricerca di qualcosa”. La storia, però, nel racconto finiva bene. Ma spesso mi chiedo se quel lieto fine non fosse semplicemente un’illusione per mantenere calme le coscienze. Siamo in ricerca, o almeno lo sono io. Cerco di ribellarmi alle risposte preconfezionate che  mi hanno sempre dato, ma dall’altra parte mi dico che devo pur costruire qualcosa. E allora giù a lavorare, a studiare e a mandar giù bocconi, continuando a ripetere che c’è un progetto, e prima o poi ce la farò.

E’ solo che a volte mi viene paura che tutto sia solo una megafrottola che mi racconto per non confessare a me stessa che mi manca il coraggio per compiere quel progetto.

Se non altro questo significa che con tutti i contro che può avere questa città ci sono anche tanti pro, a cui sono affezionata e da cui fatico a pensare di staccarmi.

E quindi si ritorna. Caro vecchio tran tran quotidiano, perché un po’ ti odio, ma un po’ mi fai sentire a mio agio. Nella ricerca di un equilibrio.

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