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Archive for luglio 2009

Serina (BG)

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Clandestino

Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel
Pa’ una ciudad del norte
Yo me fui a trabajar
Mi vida la dejé
Entre Ceuta y Gibraltar
Soy una raya en el mar
Fantasma en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Por no llevar papel
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Yo soy el quiebra ley
Mano Negra clandestina
Peruano clandestino
Africano clandestino
Marijuana ilegal
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel

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Imparando ad amare il vino bianco… Perché alcolizzarsi è una cosa seria!

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Fonte: www.rainews24.it (originale)

“Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni
che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

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Una frase che mi ha molto colpito, questa. Perché io non so fingere. Se sono così, sono così sempre. Non pretendo di essere assolutamente giusta o migliore di altri, ma io non me la so costruire quella maschera “assertiva” di cui parlano i professoroni. E non me la voglio nemmeno costruire, se devo essere sincera.

Quello che sento trapela dai miei sguardi, dalle parole e dai toni che uso. Se sono arrabiata, felice, delusa te lo dico. E se non sono in sintonia con le realtà che vedo, non me lo so far scivolare addosso, in un  modo o nell’altro devo dimostrare il mio risentimento, non mi potrei guardare allo specchio altrimenti.

Che fatica doversi sempre impegnare a construire il superpersonaggioinfallibile. E che fatica sprecata!

Che poi si scopre subito che sei falso come i soldi di cioccolata, perché in certi contesti è impossibile non pronunciare mai quella parola di troppo che tradisce la grande menzogna della ricerca della perfezione. E alla fine perdi di credibilità.

Probabilmente cambierò idea, chi lo sa… Però adesso non me la sento di scendere a compromessi, se devo fare una cosa, anche malvolentieri, la devo fare secondo le mie regole.

Perfettamentefallibile, mi piace essere così.

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