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Archive for gennaio 2009

C’era qualcosa che mi impediva di alzarmi da quella poltrona: era l’orrore.
L’impossibilità di compredere quali inimmaginabili limiti il genere umano riesca a superare.
quando le luci si sono riaccese non c’era più realtà. Non c’era più finzione.
Sapevo che le due cose si erano fuse in un unico grido di sofferenza che riuscivo, distintamente, a sentire nelle mie orecchie.
E non mi lasciava in pace.
La cosa più irreale , in quel momento, era staccare gli occhi da quello schermo doloroso e ricominciare a vivere.
Ricominciare nella “normale” serenità che accompagna le nostre vite.
Qualche volta mi è sembrata noiosa questa serenità. Addirittura troppo pesante, quasi insostenibile.
E me ne vergogno.

Questo è quello che ho scritto di getto dopo aver visto “Valzer con Bashir”. Un poetico, meraviglioso.
L’espediente del fumetto rende “Valzer con Bashir” fruibile a molti.
Forse questa scelta è stata dettata dal desiderio di non scioccare il pubblico. Probabilmente non era intenzione del regista innescare polemiche; al contrario, Folman, narra una tragedia personale e internazionale con una delicatezza e una leggiadria ineguagliabili.
Dapprima con gli occhi ancora distaccati del diciannovenne che nel 1982 partì per il Libano, poi con la crescente consapevolezza che quello che ha vissuto, ha involontariamente aiutato a portare a compimento uno dei più orribili episodi di violenza degli ultimi decenni.
L’ingenuità, però non gli impedirà di sentire su di sé il dolore e l’orrore di ciò che stava succedendo sotto i suoi occhi.

I corsi e ricorsi della storia.

Una storia che si ripete e un Uomo che non impara mai dai suoi errori. PURTROPPO.

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Una vita che ha senso.

Spesso mi domando se e quando una persona, pensando a se stessa, possa arrivare alla conclusione “Ora la mia vita ha un senso”.

Come funziona; si capisce e basta?

Oppure ci sono dei parametri?

La vita di un Gino Strada ha senso. Ha fatto grandi cose, salva vite umane come noi comuni mortali beviamo caffè.

Chi combatte a viso aperto per i propri ideali, chi si fa picchiare e arrestare per avere il diritto di esistere. La loro vita ha un senso. Aung San Su Chi, il Dalai Lama, Peppino Impastato…

Chi, in laboratorio, studia per sconfiggere il cancro o per trovare una cura per l’AIDS. La loro vita sì, che ha un senso.

Le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro, ma non la speranza e che sono in grado di reinventarsi a 50 anni. La loro vita non ha solo un senso, ne ha più d’uni perché stanno vivendo più di un vita, e la stanno vivendo appieno.

La mia vita è semplice. Non faccio niente di speciale. Lavoro, studio, coltivo i miei affetti, le mie passioni ed i miei hobby.

Forse l’unica cosa speciale è il mio impegno in favore degli immigrati.

Probabilmente non sarò mai ricordata dal mondo per le grandi cose ho fatto o che ho scritto.

Ma mi chiedo, di nuovo, è solo questo che rende una vita sensata? Ma poi, veramente, qualcuno saprà mai?

Per ora credo che mi limiterò a vivere la mia vita secondo i miei principi, in modo genuino.

Per ora credo che continuerò a sorridere e ad amare, ancora di più e meglio di quanto già non faccia.

E poi, magari, capirò. Quando sarà il momento capirò.

 

Intanto auguro un sereno anno nuovo. A me stessa e a chiunque passi di qui.

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