Paolandia


P: Beh io probabilmente lavoro non lo troverò mai! Mediazione interculturale… Oltretutto poi me li stanno affogando tutti prima di arrivare gli stranieri! Almeno se me li lasciano posso lavorare! [sorride, ovviamente...]
C: Beh, mi dispiace per te ma se non arrivano io sono più contenta. C’è sempre una puzza sui treni… Non è per essere razzista…

In ogni caso, mia/o stupidissima/o, borghesissima/o amica/o, sei razzista. Ed è inutile che ci provi con il politically correct, sei-razzista-punto!
E poi chi puzza sui treni non sono solo gli stranieri, sono anche gli italiani in giacca-cravatta-e-valigetta-in-pelle-da-cinquecento-euro che la mattina non si lavano i denti!

C’è, però, che tra quei palazzoni e quel grigiume ci sei nata…

C’è che anche se dici che non ti piace quando ci arrivi dopo un viaggio sorridi e dici “casa”.

Autocitazione.

Ci pensavo ieri mentre rientravo a Milano dopo una massacrante trasferta lavorativa. Felice di rientrarvi. Felice che ci fosse qualcuno ad aspettarmi. Punto.

Imparando ad amare il vino bianco… Perché alcolizzarsi è una cosa seria!

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La maggior parte delle volte non è la luce piena che ti va vedere bene le forme delle cose.

E’ una delle tante regole della fotografia applicabile alla vita quotidiana.

E’ un pensiero prodotto dal mio cervello, cosa quasi incomprensibile data la mia incapacita di metterlo in pratica in tutta la sua semplicità.

Il mio grado di percezione della realtà è troppo spesso condizionato da un miscuglio deletereo di brutti presentimenti e angosce.

Se alcuni dei miei pensieri, ad una qualsiasi mente parrebbero insensati, ma che nella mia testa prendono una forma così reale che pregiudicano la mia capacità di vivere la mia vita serenamente.

Non si può continuare a vivere in luce piena, prendendo tutto di pancia;  questa luce che mi acceca, mi fa vedere ciò che è attorno a me attraverso il filtro distorsivo dei miei fantasmi e mi distrae dalla bellezza autentica di cui ogni essere umano è circondato.

E aspettare dunque, respirare e aspettare la luce autentica.

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Chiudo gli occhi e sono a Parigi.

In punta di piedi tra la Tour Eiffel, Mont Marte e le Rives de la Seine. Assorbita dalle mille luci della città più affascinante che io abbia mai visitato.

Di certo ho bisogno di staccare, forse di scappare, di respirare.

Chiudo gli occhi e giro come una trottola sulla giostra dei cavalli. Sono rapita da quei colori come una bambina, gli occhi spalancati.

Continuo a girare, presa da un liberatorio senso di vertigine. In attesa della mia personale zucca che mi porterà lontano, anche se già intravedo dove.

Epiciers, peintres, musiciens, vélos, bistrots…

Apro gli occhi e continuo a sognare. Così.