Ingiustizie


Mi irrita moltissimo dover sopportare su tutte le TV facce indignate per la vicenda dei rimborsi truffa del governo inglese.

Giusto perché qui in Italia queste cose non capitano… In effetti ai politici italiani bisogna dare atto di una cosa: quando truffano, truffano con stile e che cavolo! Mica i filmini porno per il marito, qualcuno da noi ci si porta direttamente le entraineuse a casa! Le cose o si fanno bene o non si fanno!

Ci vuole proprio una bella faccia tosta a far finta che qui non succeda niente quando nel resto del mondo certi comportamenti sono sanzionati come meriterebbero. Ultimamente i pettegolezzi sono stati tanti e vergognosi, probabilmente falsi e con il solo scopo di distruggere il Presidente del Consiglio. Ma ecco che pochi giorni dopo  esce un’altra inchiesta, questa volta saldamente fondata su dei dati.

Probabilmente anch questa volta finirà tutto sotto silenzio o con un “è la solita trovata della sinistra comunista per destabilizzare la democrazia”, me lo aspetto. E purtroppo non ho fiducia nel fatto che finalmente qualcuno insorgerà, e quel qualcuno non dobbiamo essere solo noi comuni mortali armati soltanto dei nostri ideali, ma individui che abbiano un peso nel nostro paese, qualcuno che abbia il coraggio di uscire allo scoperto per salvare, una volta per tutti la tanto questa troppo vanamente nominata democrazia.

Io mi rendo conto che il Papa è il capo della Chiesa Cattolica e debba fare il suo lavoro, ma di nuovo con questa favola dell’astinenza sessuale per combattere l’AIDS… è anacronistico e a dir poco ingenuo sostenerlo. In un paese povero come l’Africa il proprio corpo è spesso l’unico mezzo per portare a casa dei soldi per sfamare la propria famiglia. Se la prostituzione è per molti l’ultima (ma unica spiaggia) per sopravvivere, come si può parlare di condanna dell’uso del preservativo? Non ha nessun senso! Perché invece nessuno mai porta delle condanne serie sulle politiche colonialistiche di sfruttamento dell’Africa? Perché nessuno ha ancora avuto il coraggio di condannare noi occidentali che stiamo spolpando questo continente di modo che, prima o poi, non sarà più in grado di reggersi sulle proprie gambe? Vogliamo portare l’Africa ad avere bisogno dei paesi ricchi che la tengono in pugno! Ecco cosa servono i tanto premiati soldoni di Bono & Co! Sicuramente il suo agire è a fi ìn di bene, ma porta conseguenze devastanti sulle economie povere. Uno stomaco a digiuno da settimane non riesce ad assimilare una grossa e inaspettata quantità di cibo. Allo stesso modo le economie povere non riescono a far fronte ad un massiccio arrivo di fondi. Partendo dal fatto che la quasi totalità degli aiuti umanitari finisce nelle tasche dei funzionari corrotti per finanziare feste di compleanno principesche come quella del presidente Mugabe, mentre fuori dal suo palazzo il tasso di mortalità infantile è stimato al 50%. è banale dirlo, ma bisogna lavorare sulla prevenzione e la cura dell’AIDS! Cure gratuite per sieropositivi e malati, soprattutto se sono sotto la soglia di povertà; solo che non si fa e in pochi riescono a portare queste parole nei luoghi in cui i G7-8-20 ecc. discutono delle sorti del pianeta e decidono anche per gli assenti.

Vorrei che qualcuno parlasse dell’opportunità di permettere alla gente africana di bastare a sé stessa. Semplicemente. Permettere ad un continente di affermarsi non per forza a colpi di PIL, ma con l’umanità che noi occidentali abbiamo ormai perso da tempo.

C’era qualcosa che mi impediva di alzarmi da quella poltrona: era l’orrore.
L’impossibilità di compredere quali inimmaginabili limiti il genere umano riesca a superare.
quando le luci si sono riaccese non c’era più realtà. Non c’era più finzione.
Sapevo che le due cose si erano fuse in un unico grido di sofferenza che riuscivo, distintamente, a sentire nelle mie orecchie.
E non mi lasciava in pace.
La cosa più irreale , in quel momento, era staccare gli occhi da quello schermo doloroso e ricominciare a vivere.
Ricominciare nella “normale” serenità che accompagna le nostre vite.
Qualche volta mi è sembrata noiosa questa serenità. Addirittura troppo pesante, quasi insostenibile.
E me ne vergogno.

Questo è quello che ho scritto di getto dopo aver visto “Valzer con Bashir”. Un poetico, meraviglioso.
L’espediente del fumetto rende “Valzer con Bashir” fruibile a molti.
Forse questa scelta è stata dettata dal desiderio di non scioccare il pubblico. Probabilmente non era intenzione del regista innescare polemiche; al contrario, Folman, narra una tragedia personale e internazionale con una delicatezza e una leggiadria ineguagliabili.
Dapprima con gli occhi ancora distaccati del diciannovenne che nel 1982 partì per il Libano, poi con la crescente consapevolezza che quello che ha vissuto, ha involontariamente aiutato a portare a compimento uno dei più orribili episodi di violenza degli ultimi decenni.
L’ingenuità, però non gli impedirà di sentire su di sé il dolore e l’orrore di ciò che stava succedendo sotto i suoi occhi.

I corsi e ricorsi della storia.

Una storia che si ripete e un Uomo che non impara mai dai suoi errori. PURTROPPO.

Comunicato stampa de “Associazione per i popoli minacciati

L’Aia, 10.9.2008

Rigettati tutti i punti d’accusa al primo processo civile dei sopravvissuti di Srebrenica contro l’Olanda

Bolzano, Göttingen, L’Aia, 10 settembre 2008

Nel verdetto emesso oggi dal Tribunale provinciale dell’Aia nella causa civile che vede contrapposti i sopravvissuti di Srebrenica all’Olanda, sono stati rigettati tutti i punti d’accusa avanzati dalla famiglia di
Rizo Mustafic, ucciso a Srebrenica, e di Hasan Nuhanovic, che a Srebrenica ha perso i genitori e un fratello. Il tribunale doveva chiarire le responsabilità del governo olandese e del comando del battaglione olandese dell’UNPROFOR che nel luglio 1995 aveva consegnato agli aguzzini serbi i Bosniaci che avevano cercato protezione presso le truppe dell’ONU.

Continua quindi l’incubo delle famiglie Mustafic e Nuhanovic, così come delle altre famiglie dei 239 uomini e ragazzi consegnati dalle truppe olandesi alle milizie serbe e in seguito uccise. Nonostante i soldati olandesi siano stati testimoni oculari degli stupri e delle uccisioni di donne e uomini bosniaci da parte delle milizie serbe, commessi a soli pochi metri dalla piccola base dell’UNPROFOR, essi hanno consegnato e
quindi mandato a morire le 239 persone che si erano rifugiate presso le truppe dell’ONU. Per quanto possa essere comprensibile la paura dei soldati olandesi e del loro comandante, era comunque loro dovere,
salvare almeno queste persone che si trovavano sotto loro diretta protezione. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede quindi che il governo olandese rispetti e attui la Convenzione dell’ONU sulla
prevenzione e la repressione del genocidio, si assuma la responsabilità del disastroso e tragico fallimento dei suoi soldati, chieda scusa e risarcisca i sopravvissuti.

Antecedenti: nella notte dal 12 al 13 luglio 1995 Hasan Nuhanovic, che lavorava come traduttore per l’ONU, si trovava insieme ai suoi genitori e suo fratello nella piccola base dell’UNPROFOR di Potocari, alle porte
di Srebrenica, sotto il comando dell’olandese Andre de Haan. Den Haan, che a sua volta si trovava nei locali della base, era stato spesso ospite a casa della famiglia Nuhanovic. Ciò nondimeno, tra le 5 e le 6
del mattino seguente de Haan ha informato Hasan Nuhanovic che i suoi familiari dovevano lasciare la base militare. Prima di esporre denuncia contro l’Olanda, Nuhanovic ha meticolosamente raccolto e documentato
tutti i fatti di Srebrenica e pubblicato un dossier di 500 pagine intitolato “Under the UN flag”.