Africa


DA “Internazionale” nr. 791

“L’unicef e il ministero dell’informazione hanno invitato via sms i cittadini [dello Zimbabwe] a usare solo acqua sterilizzata” (per evitare l’aggravarsi di una grande epidemia di colera in corso in questo stato)

Non parlerò!

Io mi rendo conto che il Papa è il capo della Chiesa Cattolica e debba fare il suo lavoro, ma di nuovo con questa favola dell’astinenza sessuale per combattere l’AIDS… è anacronistico e a dir poco ingenuo sostenerlo. In un paese povero come l’Africa il proprio corpo è spesso l’unico mezzo per portare a casa dei soldi per sfamare la propria famiglia. Se la prostituzione è per molti l’ultima (ma unica spiaggia) per sopravvivere, come si può parlare di condanna dell’uso del preservativo? Non ha nessun senso! Perché invece nessuno mai porta delle condanne serie sulle politiche colonialistiche di sfruttamento dell’Africa? Perché nessuno ha ancora avuto il coraggio di condannare noi occidentali che stiamo spolpando questo continente di modo che, prima o poi, non sarà più in grado di reggersi sulle proprie gambe? Vogliamo portare l’Africa ad avere bisogno dei paesi ricchi che la tengono in pugno! Ecco cosa servono i tanto premiati soldoni di Bono & Co! Sicuramente il suo agire è a fi ìn di bene, ma porta conseguenze devastanti sulle economie povere. Uno stomaco a digiuno da settimane non riesce ad assimilare una grossa e inaspettata quantità di cibo. Allo stesso modo le economie povere non riescono a far fronte ad un massiccio arrivo di fondi. Partendo dal fatto che la quasi totalità degli aiuti umanitari finisce nelle tasche dei funzionari corrotti per finanziare feste di compleanno principesche come quella del presidente Mugabe, mentre fuori dal suo palazzo il tasso di mortalità infantile è stimato al 50%. è banale dirlo, ma bisogna lavorare sulla prevenzione e la cura dell’AIDS! Cure gratuite per sieropositivi e malati, soprattutto se sono sotto la soglia di povertà; solo che non si fa e in pochi riescono a portare queste parole nei luoghi in cui i G7-8-20 ecc. discutono delle sorti del pianeta e decidono anche per gli assenti.

Vorrei che qualcuno parlasse dell’opportunità di permettere alla gente africana di bastare a sé stessa. Semplicemente. Permettere ad un continente di affermarsi non per forza a colpi di PIL, ma con l’umanità che noi occidentali abbiamo ormai perso da tempo.

Ieri ho partecipato al 28° Congresso Provinciale delle Acli milanesi. Mattinata molto densa ed interessante soprattutto la parte iniziale che ha visto gli interventi del Card. Dionigi Tettamanzi e del missionario comboniano Padre Renato Kizito Sesana. In particolare quest’ultimo ha cercato di chiarire un po’ le idee sull’instabile situazione keniana. Se non altro dopo la sua esposizione un po’ di cose quadrano!! 

Tutto ha inizio  con USA (toh!) e Cina (mavà!) che si stanno spartendo il dominio del continente africano. Gli USA vorrebbero colonizzare di nuovo l’Africa con un “comando militare per l’Africa” alla cui ipotetica sede in Kenya il presidente Kibaki ha detto no; la Cina invece starebbe progettando un oleodotto che permetta di trasportare l’oro nero sudanese fino a Mombasa, ovvero al mare.

Dai mass media occidentali Raila Odinga è stato dipinto un po’ come il salvatore della democrazia e il legittimo vincitore delle elezioni, senza sottolineare il fatto che i brogli sono stati dimostrati da entrambi gli schieramenti. In realtà Odinga aveva annunciato un’apertura nei confronti dei progetti di entrambe le superpotenze.

Se i nostri media ci dicessero come stanno veramente le cose, avremmo già scoperto che Kibaki e Odinga fanno parte delle due più ricche e importanti famiglie del Kenya e che da anni la politica di questo paese si basa sull’assunto che chi finisce al potere si garantisce una maggiore ricchezza. Oggettivamente lo scontro che è in atto in kenya non è tanto etnico quanto economico. Sarà un caso che gli unici scontri si sono sviluppati solo nelle baraccopoli dove milioni di persone vivono in condizioni tutt’altro che dignitose. Il conflitto è stato etnicizzato da una propaganda di due anni e in una società così povera non è difficile che un giovane stanco, disoccupato e allo sbando si faccia assoldare per provocare le violenze.

Pertanto sembra proprio che ci stiano vendendo una guerra etnica che non esiste. Le uniche etnie in lotta sono ricchi e poveri: i ricchi che sono sempre troppo pochi e i poveri che invece sono troppi e veramente disperati.

La baraccopoli da cui sono partiti i kommandos è Kibera, il più grande e povero slum di Nairobi: circa un milione di persone che vivono in poco meno di un chilometro quadrato in baracche di lamiera e senza alcun tipo di servizio a loro disposizione. Mentre a Kibera non ci sono né acqua potabile né servizi igienici nella confinante (c’è solo un muro videosorvegliato che li separa) Karen – il quartiere più ricco di Nairobi – si gioca a golf. Ancora una volta la povera gente è stata dimenticata dai governanti a cui regalano il proprio voto e che la butta via una volta raggiunti i propri scopi.

Questa non è giustizia.

Oggi ero in edicola e mi ha incuriosito la copertina Vanity Fair che titolava “L’Africa non vuole la nostra elemosina” (pensiero che sottoscrivo in pieno) e più sotto avidenziava la parola “microcredito“(teoria che sostengo ancora di più).
Da curiosa quale sono non ho resistito e ho comprato la rivista e ho scoperto l’esistenza di un bizzarro sodalizio tra Youssou Ndour, Irene grandi, Patti Smith, Alessandro Benetton, Francesco Renga e la cantante sudafricana Simphiwe Dana.
I magnifici sei insieme hanno fondato (Youssou Ndour), finanziato (Benetton) e sostenuto (Grandi, Renga, Smith e Dana) il progetto Birima; un progetto di microcredito in favore della popolazione senegalese (patria di Youssou Ndour).

Il microcredito è un brillante mezzo che permette di agevolare l’accesso ai servizi finanziari alle persone in difficoltà, nasce da un’intuizione del premio Nobel per l’economia Muhammad Yunus, fondatore della cosiddetta “banca dei poveri“. Permette ai più svantaggiati di uscire dal vortice dell’usura e dell’umiliazione dell’elemosina perché presta cifre utili per iniziare una piccola attività a tassi bassi e quindi facilmente recuperabili.

In realtà l’articolo in questione è un megaspot per l’iniziativa e per la canzone (Birima) che farà da colonna sonora alla campagna. Interessante l’idea del microcredito (anche se accompagnato da slogan del tipo “è meglio se ad aiutare gli africani sono gli africani perché tra noi ci capiamo”), di sicuro una strada che sarebbe da prendere in maggiore considerazione perché finora sembra una delle poche che riescono a raggiungere l’obiettivo tanto sbandierato dello sviluppo economico (e aggiungerei autonomo) dei paesi poveri.

Un altro spunto interessante lo da il video della canzone che vede ribaltato il luogo comune del nero-schiavo e bianco-salvatore, molto bello fino alla tremenda caduta di stile finale che vede i magnifici cinque (Benetton caccia solo la grana) tutti sorridenti che ballano e si abbracciano felici in stile finale dei mondiali.

Mi rimangono solo un paio di perplessità sulla validità etica di questa iniziativa. Prima di tutto in finale di articolo, dopo tutte queste grandi parole sulla povertà, la cooperazione e lo sviluppo si legge un notevole elenco di marchi utilizzati per la produzione del servizio…marchi che di etico non hanno proprio nulla. In secondo luogo sono molto scettica sulla garanzia morale che il gruppo Benetton possa garantire dato che da almeno dieci anni la multinazionale veneta è nel mirino dei difensori dei diritti umani per certificate violazioni nei paesi in via di sviluppo, ma non solo. Questo grande interessamento per l’Africa a me puzza tanto di greenwashing. Purtroppo non sempre le buone iniziative sono coadiuvate da buone intenzioni e nel mondo nell’imprenditoria è difficile trovare qualcuno che non pensi al proprio tornaconto.