Un viaggio inizia mentre fai la valigia.

Cerco di improvvisarmi meteorologa, nel tentativo di non sbagliare sui maglioni, faccio il conti di calze e mutande (sempre un paio in più, che non si sa mai), raduno biglietti, mappe, indirizzi, indicazioni… Risottolineo per l’ennesima volta le pagine martoriate della guida, vago per casa bombardandomi a mezza voce di domande, le risposte corrispondono esattamente a ciò che ho già ripiegato in valigia senza mai menzionare quello che mi sto dimenticando.

Solo alla fine realizzo che poi starò via solo un paio di giorni, ma che importa! Ogni viaggio per e è un’avventura. Domani respirerò un’altra aria, vedrò altre luci e parlerò un’altra lingua. Niente al mondo può essere comparato alle sensazioni della partenza.

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# Riprendere in mano le redini
# Finire gli esami e iniziare la tesi
# Viaggiare
# Fotografare tanto
# Leggere leggere leggere
# Smettere di far finta di niente
# Accettare i miei limiti
# Imparare più che posso

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Arrivata alla fine della prima stagione di Six Feet Under posso dire che questa serie è un insieme di notevoli riflessioni.

I personaggi sono un po’ eccessivi a volte, ma diavolo se sono strutturati! Il cinismo di fondo è disarmante, ma denuda la realtà delle cose. Delle cose normali. Mentre guardavo Six Feet Under riflettevo sulle cose normali, sulle scelte che uno fa tutti i giorni, sul loro perché, sulle loro conseguenze…

E poi, sarà patetico, ma ho la propensione ad immedesimarmi nei personaggi che incontro nel film, nei libri, nelle serie… è una sorta di empatia che mi permette di comprendere.

Non sopporto di rimanere troppo ancorata alla realtà di tutti i giorni, alla routine, alle cose che non mi piacciono. Immaturo? Forse! Ma sapete che vi dico? Macchissenefrega!

Sarebbe troppo triste la realtà senza la fantasia, senza momenti di totale distaccamento dal ruolo di perfettivi cronici a cui il sistema ci costringe.

E comunque, si parlava della mia propensione all’immedesimazione. All’inizio la mia simpatia andava (per ovvie ragioni) a Claire, ma poi David mi ha rapito.

Questo ragazzotto tutto d’un pezzo davanti agli altri, ma così fragile nella realtà.

La disperazione di David deriva “semplicemente” dalla sua impossibilità di incasellarsi. tutti intorno a lui pretendono che lui si parcheggi in una delle categorie che la società ha comodamente preconfezionato per ognuno di noi. La scelta è così ampia che è impensabile che qualcuno non riesca a proprio a costruirsi la sua mascherina.

Beh, io a David mi ci sento proprio vicina, odio essere incasellata e non sono capace di crearmi un guscio univoco in cui rifugiarmi. Preferisco rimanere in balia delle intemperie, delle critiche, ma coerente.

Mi si era accesa in cuore una piccola luce che non tremava al primo vento, questo era il momento di accendere con quella altre luci, perché ne accendessero altre, affinché il mondo fosse un po’ meno nell’oscurità.

Tiziano Terzani

Sono felice che tra poco sia Natale,

sono felice che ci sia la neve,

sono felice che d’inverno faccia freddo,

sono felice che tutto sia normale.

Buona notte.

E’ da una settimana che i “rom di via Rubattino” continuano ad essere cacciati da qualsiasi rifugio riescano a trovarsi.

So che moltissime persone saranno felici, finalmente un po’ di pulizia!

Io invece sento solo puzza! Puzza di una città che sta marcendo.

Infrastrutture come il lego, cariche della polizia durante una manifestazione contro la violenza sulle donne, ambrogini d’oro a chi ingabbia delle PERSONE in un autobus, la giustizia fai da te del vicino-007

Ma cosa ci è rimasto ormai? Se si dice Milano il primo pensiero va alla moda, quindi alla cocaina e poi allo smog… Vi prego salviamo Milano dal degrado quello vero, quello culturale.

Hanno ucciso la cultura dell’alternativa. Non ci resta che aiutarci a vicenda per farla rinascere dalle sue stesse ceneri.

Finalmente dopo mesi il mio pc è tornato a casa.

E capita di proposito! Per il primo pomeriggio libero dopo settimane di delirio.

Certo, mi annoio anche io a passare troppo tempo in casa, soprattutto quando non c’è molto da fare, ma certe domeniche di nullafacenza non hanno eguali. Soprattutto quando arriva il freddo, chè il freddo a Milano non è freddo e basta.

Il freddo a Milano è anche nebbia, umido, pioggerellina e buio.

Molto buio.

Con le prime giornate invernali, la luce è praticamente sempre accesa e crea quell’atmosfera aranciognola, estremamente intima e rilassante.

Finalmente la TV è spenta, la radio pure e la famiglia in salotto. Mi godo questo silenzio, il plaid sulle ginocchia.

Riporto qui sotto uno scritto di Alessio Di Florio che rispecchia molto il mio pensiero su questa faccenda. Non è mio interesse di ri “si” oppure “no”, è mio interesse fare delle domande, contestualizzare, comprendere. E le domande di Di Florio sono sufficientemente scomode da farci riflettere. Spero.

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Alcuni giorni fa la Corte Europea, su ricorso di una cittadina italiana di origine finlandese, ha affermato che i crocifissi vanno tolti dalle scuole e dagli uffici pubblici. Lungi da me entrare in un dibattito infinito, dove si confrontano e scontrano le posizioni più diverse, ma quanto sta accadendo non può che portare turbamento e sgomento.

Cosa rappresenta, oggi, quel simbolo per i cristiani, i cattolici fedeli seguaci di Santa Madre Chiesa Romana? Abbiamo sentito parlare di simbolo della cultura, rappresentazione della tradizione, riferimenti alle radici cristiane e via discorrendo.

Aprendo il Vangelo di Matteo, leggiamo che il futuro Crocifisso afferma perentoriamente:
“Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fà la volontà del Padre mio che è nei cieli”

Quale volontà, quali opere, perseguono i defensor fidei di oggi?
E’ opera di misericordia respingere in mare i migranti in fuga dalla crocifissione quotidiana della fame, delle guerre, della povertà che uccide e violenta milioni di donne e uomini, per colpa di uno stile di vita di un’infima minoranza dell’umanità? E’ opera di carità cristiana abbandonare richiedenti asilo nella periferia di Bari?
E’ opera di fede cristiana adorare il dio Po o celebrare matrimoni celtici davanti al dio Odino?

Quanti, tra coloro che si sono dichiarati pronti a fare da “scudi umani” per opporsi alle rimozioni, sono favorevoli alla pena di morte? Quanti, quotidianamente propagandano la violenza e il rifiuto degli altri, di coloro che non la pensano come loro?

Come si può parlare di accoglienza ed amore ad una settimana esatta da quanto accaduto a Firenze? Sandra e Fortunato sono persone che hanno sofferto i dolori e le violenze più indicibili. Credono, vogliono credere strenuamente, nel Dio dei Vangeli, nel Cristo della Misericordia. Sono stati rifiutati, il loro amore è stato offeso, considerato falso e perverso, in nome di una burocrazia e di una ideologia. E oggi si vuol difendere un simbolo “dell’accoglienza e dell’amore cristiano”.

“I miti erediteranno la terra”. E’ stato mite La Russa quando, in diretta televisiva, ha augurato al conduttore, ad alcuni ospiti e ai giudici di Strasburgo di “morire ammazzati”.

L’Italia di oggi è un Paese dove non esiste il reato di tortura, dove si può morire in carcere, dove gli anziani muoiono abbandonati nelle tendopoli dell’aquilano mentre i riflettori sono accesi su otto straricchi, dove vieni selvaggiamente pestato in strada per il colore della pelle o l’abbigliamento, dove migliaia di violenze avvengono quotidianamente nel chiuso delle mura domestiche. Questa è l’Italia che si erge a difesa della presenza dei crocifissi di legno sulle mura delle scuole e degli edifici pubblici. Un simbolo che, come qualcuno ha affermato, non arreca fastidio o disturbo a nessuno.

E allora, quale significato ha la sua presenza? Cosa pretendiamo di difendere se non siamo minimamente turbati di fronte alla persecuzione, alla sofferenza, al dolore dei quotidiani crocifissi nelle carceri, nei Paesi depredati dalla nostra arroganza e disumanità, nelle quotidianità delle nostre strade?

Quella croce appesa alla parete ci ricorda, come disse il vescovo degli ultimi don Tonino Bello, che tocca a noi schiodarvi i fratelli crocifissi? Ci ricorda che Gesù è stato clandestino in Egitto appena nato ed è stato condannato a morte? Di fronte alle ideologie di morte, alle violente convinzioni, è simbolo di contraddizione?

Non può “non recare disturbo”, non può lasciare tranquilli. Se lo fa, va sradicato da ogni parete, strappato da ogni petto. Tolto definitivamente, ormai senza senso. Un simulacro vuoto, buono solo come bandiera di civiltà e come spada contro gli altri, è una bestemmia.

Quel crocifisso ha un obbligo, e fin quando non lo rispetterà tutti i discorsi saranno solo vuota retorica. E allora, “dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali…tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio…faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate…porti ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame…Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.” (Auguri scomodi, don Tonino Bello)

Tratto da Peacelink

P: Beh io probabilmente lavoro non lo troverò mai! Mediazione interculturale… Oltretutto poi me li stanno affogando tutti prima di arrivare gli stranieri! Almeno se me li lasciano posso lavorare! [sorride, ovviamente...]
C: Beh, mi dispiace per te ma se non arrivano io sono più contenta. C’è sempre una puzza sui treni… Non è per essere razzista…

In ogni caso, mia/o stupidissima/o, borghesissima/o amica/o, sei razzista. Ed è inutile che ci provi con il politically correct, sei-razzista-punto!
E poi chi puzza sui treni non sono solo gli stranieri, sono anche gli italiani in giacca-cravatta-e-valigetta-in-pelle-da-cinquecento-euro che la mattina non si lavano i denti!

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